Psicologo a Carpi | Psicologo a Reggio Emilia

La felicità è come la verità: non la si ha, ci si è. Per questo nessuno che sia felice può sapere di esserlo. Per vedere la felicità, ne dovrebbe uscire.

Adorno

Assertività" deriva dal latino "asserere" e dall'italiano "asserire". 

Il verbo fu già utilizzato dal Guicciardini (1540) con il significato di affermare, sostenere con vigore. L'aggettivo compare per la prima volta nell' Instrumento della Filosofia Naturale del Piccolomini (1576); si trova anche in Giordano Bruno (1584-85) e in Galileo Galilei (1642) .

In psicologia il termine viene ripreso dall'inglese "assertiveness" e tradotto con varie espressioni come "efficacia personale", "efficienza", "affermatività". Ma la definizione forse più chiara è quella dello Zingarelli (1986), che la definisce come la qualità di chi è in grado di far valere le proprie opinioni, i propri diritti rispettando quelli degli altri (Anchisi, comunicazione personale all’autore).

Ma cos’è l’assertività?

Così scrive Hermann Hesse nel suo bellissimo libro dal titolo “Siddharta”:  “Se tu getti una pietra nell’acqua, essa si affretta per la via più breve fino al fondo. E così è di Siddharta, quando ha una meta, un proposito. Siddharta non fa nulla. Siddharta pensa, aspetta, digiuna, ma passa attraverso le cose del mondo come una pietra attraverso l’acqua, senza far nulla, senza agitarsi: viene scagliato, ed egli si lascia cadere. La sua meta lo tira a sé, poiché egli non conserva nulla nell’anima propria, che potrebbe contrastare a questa meta… Questo è ciò che gli stolti chiamano magia, credendo che sia opera dei demoni. Ognuno può compiere opera di magia, ognuno può raggiungere i propri fini, se sa pensare, se sa aspettare, se sa digiunare”.

L’assertività è uno stile, una  modalità di vita caratterizzata da un atteggiamento positivo verso se stessi e verso l’altro.

L'assertività è la capacità di esprimere i propri sentimenti; scegliere come comportarsi in un dato contesto; difendere i propri diritti quando necessario; aumentare la propria autostima; sviluppare una sana dose di sicurezza in sé; esprimere serenamente un'opinione di disaccordo quando si ritiene opportuno; portare avanti i propri piani che richiedono una modifica dei propri comportamenti; chiedere agli altri di modificare i loro comportamenti quando vengono percepiti come fuori luogo o offensivi. Tutto questo, quando fatto in modo propositivo, costruttivo e positivo si chiama "assertività" (Anchisi, Gambotto 1995).

L’assertività corrisponde al punto di mezzo di un segmento ideale ai cui estremi si pongono la passività e l’ aggressività.

 

La persona passiva:

 

·        Consente che vengano violati i suoi diritti e che gli altri ne 

         traggano vantaggio.

·        Non riesce a raggiungere i propri obiettivi.

·        Si sente frustrata, ansiosa e infelice.

·        È depressa ed inibita.

·        Permette che gli altri scelgano per lei.

 

 

La persona aggressiva:

 

·        Calpesta i diritti degli altri per trarne vantaggio.

·        Riesce a raggiungere i suoi obiettivi ma a spese degli altri.

·        È belligerante e sulla difensiva; umilia e disprezza gli altri.

·        È imprevedibilmente ostile, irata ed esplosiva.

·        Si intromette nelle scelte degli altri.

 

 

La persona assertiva:

 

·        Riesce a far valere i suoi diritti e rispetta i diritti altrui.

·        Raggiunge i propri obiettivi senza offendere gli altri.

·        Ha una buona immagine di sé e una buona fiducia in se stessa.

·        Si esprime in modo chiaro, autonomo e libero.

·        Decide per se stessa.

 

 

L’azione dell’assertività è assimilabile a quella del sole, così come viene descritta dall’antica favola di Esopo qui di seguito illustrata.

Il vento e il sole ebbero un giorno una discussione su chi dei due fosse il più forte. Il vento propose una gara e, vedendo un vecchio avvicinarsi lungo la strada, pose così i termini della scommessa: il primo che fosse riuscito a indurlo a togliersi la giacca avrebbe vinto. Il sole accettò e il vento partì per primo. Soffiò sempre più forte finché le sue raffiche raggiunsero la forza di un ciclone. Ma più il vento soffiava, più l’uomo teneva stretta a sé la giacca.

Quando il vento cedette, toccò al sole. Il sole si profuse sull’uomo gentilmente, e diventò sempre più caldo finché questi, detergendosi il sudore dalla fronte, si tolse la giacca. Il sole svelò al vento il suo segreto:  la delicatezza e la cordialità sono più forti della forza e della furia.

L’assertività non richiede di cambiare personalità ma di scoprire, attraverso un cambiamento di abitudini, il significato e il piacere di essere spontanei, naturali e insieme socialmente competenti (Anchisi, Gambotto 1995).

 

Bibliografia 

 

Anchisi, R., Gambotto, D.M. (1995) Non solo comunicare: teoria e pratica del comportamento assertivo. Cortina, Torino.

 

Gherardelli F. (2009) Sulle ali del panico. Aurelia, Treviso.

 

Hesse, H. (1975) Siddharta. Adelphi, Milano.