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Lao Tzu

La parola mobbing, ideata dal Prof. Heinz Leymann (uno dei primi studiosi della materia e considerato nella comunità scientifica il “padre del Mobbing), deriva dal verbo inglese  "to mob", ossia "ledere".

Secondo Harald Ege, uno dei maggiori esperti di Mobbing presenti in Italia:

Il Mobbing è una situazione lavorativa di conflittualità sistematica, persistente ed in costante progresso in cui una o più persone vengono fatte oggetto di azioni ad alto contenuto persecutorio da parte di uno o più aggressori in posizione superiore, inferiore o di parità, con lo scopo di causare alla vittima danni di vario tipo e gravità. Il mobbizzato si trova nell'impossibilità di reagire adeguatamente a tali attacchi e a lungo andare accusa disturbi psicosomatici, relazionali e dell'umore che possono portare anche a invalidità psicofisica permanente (H. Ege, 2002, pag. 39).

Fin dall’inizio dei suoi studi, Leymann affermò categoricamente che, in base ai risultati delle sue ricerche effettuate nel Nord Europa, non ci sono tipi di personalità inclini ad essere mobbizzati e che il Mobbing può accadere a chiunque e può colpire in qualsiasi momento  (Leymann, 1990). 

Quindi, al contrario di quanto si pensa nel senso comune, Leymann sostiene che la vittima di molestie morali sul lavoro non sia necessariamente una persona dal carattere debole, un “perdente nato”.

Anzi le vittime designate, prosegue Leymann, possono essere le più svariate; per esempio negli ambienti di lavoro piatti, dove c’è una sorta di complicità fra mediocri finalizzata a non creare competizione, a volte ad essere colpito è il lavoratore più brillante, capace e creativo, quello che in qualche modo si diversifica dal gruppo a cui appartiene. Il gruppo infatti, tollera difficilmente comportamenti diversificati rispetto ai valori medi ed in particolare le persone che vogliono fare di più, fare meglio, proporre; oppure al contrario le persone che hanno capacità lavorative ridotte e che quindi si attestano sui rendimenti inferiori alla media. Spesso, la vittima è soltanto l’ultimo arrivato, colpevole di avere rotto una precedente dinamica di clan molto chiusa; talvolta è una persona originale, che non accetta gli standard del gruppo, che veste in modo eccentrico, che ha idee politiche o convinzioni religiose particolari.

Così a volte, ad essere colpito, è il lavoratore onesto, quello che non accetta regole clientelari e paramafiose che vigono nel gruppo, e di conseguenza chi non collabora o si estranea, è facilmente sottoposto a trattamenti di emarginazione, di esclusione, di dequalificazione, di eliminazione dal gruppo con la tecnica del Mobbing.

Sarebbe quindi un grave errore credere che la vittima sia  per  natura  un  sottomesso .

BIBLIOGRAFIA:

 

 

Bargagna M., Busnelli F.D. (a cura di) (1995) La valutazione del danno alla salute. Cedam, Padova.

 

Ege H. (2002) La valutazione peritale del Danno da Mobbing. Giuffré, Milano.

 

Ege H. (1998) Stress e Mobbing. Pitagora Editrice, Bologna.

 

Leymann, Heinz (1990) Mobbing and psychological terror at workplaces. Violence and Victims, 5.

 

Maier E. (2002) Il mobbing e lo stress organizzativo. Società Editrice Il Ponte Vecchio, Cesena.

 

Monasteri P.G., Bona M., Oliva U. (2000) Mobbing – Vessazioni sul lavoro. Giuffrè, Milano.