Dott. Fabio Gherardelli - Psicologo Carpi e RE - PSICOTERAPIA FUNZIONALE BREVE
Dott. Fabio Gherardelli - Psicologo Psicoterapeuta Psicoterapia breve
MODELLO INTEGRATO DI PSICOTERAPIA BREVE
 
  Tutto ciò che può essere fatto con poco, invano viene fatto con molto.

                                                    Occam

Il mio modello integrato di psicoterapia breve, detto FUNZIONALE BREVE, applicato nelle sedi di Carpi (Mo), e Reggio Emilia, cerca di integrare diversi modelli psicoterapeutici:
 
 
Tali modelli hanno molte più cose in comune rispetto alle differenze, che seppure innegabili, non sono così nette e marcate.
Questo modello di psicoterapia breve integrato, affinato nella pratica clinica, nasce dall'esigenza funzionale di riunire e elaborare le migliori tecniche e strategie di ognuno di tali validi modelli.
È come avere a disposizione una cassetta degli attrezzi: più se ne hanno e più diventa facile risolvere i problemi. Al contrario, se si possiedono solo pochi attrezzi, diventa difficile applicarli efficacemente a diverse problematiche.
Sarebbe come voler utilizzare un cacciavite per piantare un chiodo: molto meglio se si ha a disposizione il martello!
L’obiettivo della psicoterapia è la “ ristrutturazione” percettiva-emotiva-cognitiva della persona.
Ristrutturare  significa dare una nuova struttura alla visione del mondo concettuale e/o emozionale della persona e porlo in condizione di considerare i “fatti” che esperisce da un punto di vista tale da consentirgli di affrontare meglio la situazione anziché eluderla, perché il modo nuovo di guardare la realtà ne ha cambiato completamente il senso (Watzlawick, Weakland, Fish, 1974).
Perché, parafrasando Shakespeare, “non vi è nulla di buono o  di cattivo che il pensiero non renda tale”.
Le caratteristiche principali del mio modello di psicoterapia breve integrato, detto FUNZIONALE BREVE, sono le seguenti:
 
  • È orientato principalmente alle soluzioni  pratiche del problema;
 
  • È interessato al presente, al qui e ora ( hic et nunc), e non al passato della persona: ossia a come la persona, nel presente, costruisce  il problema dal quale non riesce  più a uscire;
 
  • È breve, nel senso che i cambiamenti devono avvenire in un tempo stabilito ( contratto terapeutico), solitamente 10 sedute;
 
  • È molto pragmatico e concreto; in questa ottica vengono assegnati alla persona, tra una seduta e l’altra, compiti a casa  che hanno la funzione di fargli vivere delle esperienze emozionali correttive in grado di modificare la problematica;
 
  • È rispettoso della persona (accettazione non giudicante rogersiana);
 
  • È flessibile e si adatta alla persona (e non viceversa);
 
  • È reciprocamente attivo, nel senso che se da una parte lo psicoterapeuta si impegna  attivamente nel guidare la persona verso il cambiamento richiesto, dall’altra la persona impara gradualmente ad attivarsi per cambiare;
 
  • È funzionale, nel senso che il comportamento viene analizzato in funzione di una serie di variabili indipendenti e del contesto in cui esse agiscono; inoltre è interessato all’ efficacia del trattamento e non alle interpretazioni;
 
  • È interazionale, poiché tiene conto della relazione esistente tra la persona e l’ambiente, come pure della bidirezionalità di questa relazione (concetto di circolo vizioso);
 
  • È antiriduzionista, in quanto sceglie di cercare le spiegazioni allo stesso livello degli eventi che si vogliono spiegare.
 
 
 
Note:
   
Milton Erickson, il precursore della psicoterapia breve, ricorda come “la prima cosa da tenere presente quando si tratta con un paziente, un cliente o una  persona, è rendersi conto che ciascuno di essi è un individuo. Non ci sono due persone uguali. Non ci sono due persone che capiscano la stessa frase allo stesso modo, e così, trattando con la gente, non dovete cercare di far sì che si adattino al vostro concetto di cosa loro dovrebbero essere, dovreste cercare di scoprire quale viene a essere l’idea che loro hanno di se stessi” (cit. in Gordon, Meyers-Anderson, 1984, p. 22-23).  E aggiunge che “è di enorme  importanza che voi vi rendiate conto che quando chiedete ai  pazienti di fare qualcosa, dovete lasciare che essi lo facciano a modo loro […] Offrite le idee ai pazienti in modo tale che abbiano l’opportunità di interpretare a modo loro ciò che avete detto; e qualunque cosa i pazienti producano, voi l’accettate e vi  conformate (Erickson, 1988, p. 66-68). 
 
 
 
Bibliografia:
 
 
 
Erickson, M.H. (1988) La comunicazione mente-corpo in ipnosi. Astrolabio, Roma.
 
 
Gordon, D., Meyers-Anderson, M. (1984) La psicoterapia ericksoniana. Astrolabio, Roma.
 
L’Abate, L., Weeks, G.R. (1984) Psicoterapia paradossale.  Astrolabio, Roma.
 

 
 
 
 


 
 




 
 
 
 
 
 
Psicologo Carpi (Mo)